Torta gialla alle mele della Nonna Edda

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Anche dietro a questa torta c’è nascosta una storia.

Una storia improponibile ed insperata per una mancata giardiniera come la sottoscritta che vede arrivare in una splendida giornata di sole di ben nove anni fa, tra palloncini, coroncine e bambinelle scatenate in  giochi e dispetti, la nonna Edda con una montagna di regali pronta a festeggiare il compleanno della sua nipotina primogenita, all’epoca chiamata ancora “farfallina”.

Tra pacchetti di carta luccicante e colorata tutta strappata, la farfalletta correndomi incontro con le guance infuocate mi molla un cartoccio tra le mani dal quale spuntava uno stecco alto non oltre 50 centimetri. “Me l’ha dato la nonna Edda, è un albero per me, lo devi piantare”.

Presi il sacchetto con aria allibita pensando tra me e me “figuriamoci, non sono in grado nemmeno di mantenere in vita un vasetto di pansé, mi manca proprio di far attecchire un albero da frutto..”.

E lo stecco rimase lì.

In un angolo, per più di una settimana.

L’avevo incastrato tra le piante della siepe per non vederlo (tanto era così sottile da occuparne poco di spazio!) e per gettarlo nel bidone delle ramaglie alla prima occasione con aria affranta da peccatrice pentita.

Questo era il piano fino a quando in un tardo pomeriggio, in cucina, mi si para di fronte la solita signorina trascinando una vanga alta il suo doppio tutta sporca di terra…”mammmmmaaaaaaa, ti sei dimenticata di piantare il mio alberoooo” .

Va bene pensai, che ci vuole, faccio una buchetta in mezzo al giardino, ficco il rametto, la farfalla lo innaffierà qualche sera e poi pace all’anima sua.

E come tutte le cose che non ti aspetti, che mai potresti immaginare, qualcuno aziona la regola dei contrari e il rametto mezzo moribondo ed in parte rinsecchito, decide di fare tutto da solo (anche se non credo..) e di condividere da quel momento il nostro stesso numero civico.

E da stecco, stiracchiando le radici, si trasforma in tronco allungando i rami, arricchendosi di foglie, ancora rami e ancora foglie, foglie, foglie (e larve, ragni e afidi..) .

E così ha continuato imperterrito a crescere per nove anni occupando tre quarti di giardino.

Così fino ad una calda e afosa sera di questa estate appena passata quando, tramortita dopo una giornata da dimenticare, accasciandomi su una sedia in giardino, vedo la signorina con i capelli sugli occhi tutta intenta a scattare foto a tre piccole mele un po’ ammaccate e bitorzolute.

“tataaaaaaaa, le mele del mio albero…………le immortalo per istangram……. e ce ne sono altre……”

Non ci potevo credere.

Ora, io non so se per fortuite coincidenze o casi strani della vita le mele vengano tutte dal paradiso, ma a cominciare dalla prima storia di questo frutto appresa tra scomode panchette di legno e libretti di catechismo, non posso ignorare di essere inciampata prima nello zio Ettore e la sua torta di mele grazie ai quali è fiorita l’amicizia con Madame (donna come poche!) per ritrovarmi qui, proprio ora, a sbucciare i frutti di un cestino che più prezioso di così non si può.

Sono sincera, non ne conosco la varietà e nemmeno mi importa, ma non esagero quando affermo che sono le più buone mele che io abbia mai mangiato.

E per me, rimarranno sempre e solo le mele della nonna Edda.

E questo basta e avanza.

 

INGREDIENTI

Per una tortiera da 20 cm.

200 gr farina 00

150 gr farina mais

180 gr zucchero

3 uova

120 gr burro

100 ml latte

1 bustina lievito per dolci

100 gr robiola

3 pizzichi di zafferano (non esagerate con questo ingrediente, state preparando un dolce, non un risotto!)

buccia grattugiata di limone bio

3 mele ( buone!)

1 cucchiaio zucchero canna

 

Montare gli albumi  e tenere da parte.

Scaldare il latte, aggiungere il burro per farlo sciogliere e far intiepidire.

Setacciare le farine con il lievito.

Montare i tuorli con lo zucchero con i tre pizzichi di zafferano e la scorzetta di limone.

Aggiungere la robiola e poi la miscela di farine e lievito.

Poi il latte con il burro ed infine gli albumi piano piano.

Trasferire il composto in una tortiera imburrata ed infarinata e decorare con le mele sbucciate a fettine sottili.

Una spolverata di zucchero di canna e subito in forno caldo a 170° per 50 minuti circa.

p.s. io ho usato uno stampo un po’ più piccolo del solito, facendo crescere il cake in altezza. In questo caso, la prossima volta, per mantenere ancora più umido l’impasto mi ricorderò di mescolarlo con qualche pezzetto di mela prima di ultimarlo con la coroncina di fettine.

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