Rombi (perfetti) alle noci

Quando acquistai la mia prima tortiera, ero convinta che il verbo “calcolare” lo avrei usato molto raramente.

Anzi, diciamo pure per niente.

Immaginatemi: ignara e incapace più di adesso, grembiule candido allacciato, maniche arrotolate fino al gomito, mentre canticchiavo impaziente di dar vita al mio primo esperimento ( già lo vedevo perfetto!!) e pensando che mai più avrei avuto a che fare con i numeri.

Per me erano capitolo chiuso e archiviato.

Rimanevano solo un antipatico ricordo di studi passati tentato di schivare in tutti i modi e maniere neanche fossi nata biscia di fiume.

Palese quindi risultò il livello di agitazione che mi prese, quando scoprii che per dar vita ad un dolce oltre a saper di chimica, dovevo sapermi destreggiare pure con numeri, calcoli ed equivalenze.

Finiva per essere indispensabile sapere di matematica per cucinare torte e biscotti.

Per trasformare all’istante centilitri in milligrammi e decilitri in un paio di etti.

Fu uno shock.

Per qualche tempo, ignorai il problema, andavo ad occhio, me ne fregavo di che cos’era la tara e facevo finta che lordo e netto avessero lo stesso significato.

Chiaramente così il passaggio forno – pattumiera diventava un inevitabile tutt’uno sistematico.

Perciò, ad un certo punto, dovetti per forza arrendermi.

Fui costretta a munirmi di carta e matita per convertire con la massima precisione le dosi degli ingredienti prima di agitare la frusta o lo sbattitore.

E neppure la cugina geometria, mai è stata mia materia preferita.

Perciò quando ho deciso di dar la forma di losanghe a questi biscotti, un paio di prove di precisione sono state assolutamente necessarie.

Per fortuna me la sono cavata velocemente con l’aiuto di un righello (ripulito per bene) che ne ha viste di cotte e di crude sui banchi di scuola di questi ultimi anni (perché pare che l’incapacità materna inevitabilmente si tramandi anche alle figlie) scovato (perché  forse volutamente nascosto) in fondo ad uno zaino.

Diciamo che ancora non sono pronta per dare ripetizioni nemmeno ad un bimbo decenne cocciuto e più ottuso della sottoscritta, ma vi assicuro che i rombi di questa teglia parevano tutti simpatici gemelli.

E poi, non ho sempre detto che il bello dei dolci home made è che pure gli errori finiscono per essere mangiati??

Bhè, non proprio tutti, ma quasi.

 

 

INGREDIENTI

Per 50 biscotti medi  

100 gr gherigli di noci

300 gr farina 00

120 gr zucchero

180 gr burro

2 tuorli

1 uovo

1 cucchiaino lievito per dolci

1 pizzico sale

Per la copertura

100 gr cioccolato fondente

25 gherigli di noce

 

Tritare le noci e 40 grammi di zucchero. Passare al setaccio il lievito con la farina e il sale.

Mescolare il burro con lo zucchero restante, aggiungere i tuorli e l’uovo (uno alla volta, sempre quando l’altro si sarà assorbito), unire la miscela di farina e lievito ed infine la polvere di noci con lo zucchero.

Formare una palla con l’impasto che faremo riposare in frigo per almeno un paio d’ore (ma perché non provate a lasciarla sul davanzale con questi freddi? vedrete, ci metterà molto meno.).

Riprendere la pasta e stenderla su un piano leggermente infarinato fino a uno spessore di 4mm circa.

Ritagliare dei rombi, il più regolari possibile (3cm x 3) ed infornarli per una decina di minuti circa a 180°.

Nel frattempo sciogliere il cioccolato a pezzetti a bagnomaria (non mescolatelo, lasciate che faccia tutto da solo) ed una volta ottenuto un composto liscio e vellutato immergere i rombi ormai raffreddati fino a metà posandoli su un foglio di carta forno per farli asciugare.

Decorateli con un mezzo gheriglio di noce prima che il cioccolato si indurisca ( anche in questo caso basteranno pochi minuti fuori dal davanzale).

Per servirli, mi raccomando portateli dentro.

p.s. scherzi a parte, sfruttiamo questo freddo gelido per velocizzare i tempi di riposo della frolla e per il raffreddamento del cioccolato, così finiremo anche prima. E vedrete che una sferzata di aria frizzantina velocizzerà anche il nostro argume ed i gesti stessi (questo almeno nel mio caso).

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