Le mandorle, gli amaretti e la casa della zia Lina

Capovolgo il titolo e comincio proprio dalla casa:

ecco, questa è la casa della zia Lina.

Tale e quale a quando lei se n’è andata venti e passa anni fa ( ventisette per la precisione, dopo aver inforcato la bici – ma dove vai, sta quasi per piovere!!! – e fatto i calcoli sulle dita davanti alla cappella).

Questa casa abbandonata e pericolante, una catapecchia secondo qualcuno,  per me è fascino da sempre.

Me la ricordo bene questa zia piccola e magrissima, sempre impettita nella sua camicetta di pizzo bianco ed i capelli cotonati che camminava a piccoli passi facendoci entrare con tutti gli onori nel “tinello da basso” pieno di quadri e medaglie al valore, memorie del fratello mai dimenticato, eroe della grande guerra.

Ci faceva poi salire su per una scaletta stretta per accomodarci nel “salotto di sopra” dal soffitto basso e dal pavimento di assi di legno storte e cigolanti.

E qui, sopra al vassoio d’argento ed il centrino a chiaccherino veniva servito il thè e i suoi famosi salatini che preparava personalmente solo per noi.

Ecco com’è partito questo ricordo, proprio  da quel vassoio, da quegli stuzzichini molto ridicoli e oggi assolutamente fuori luogo che lei ci serviva con un pizzico di benevolenza e grande charme da regina.

Non conservo ricordi di averli mai mangiati da altre parti, sebbene così semplici nemmeno mia mamma li preparò mai, erano esclusivamente le “tartine” della zia Lina che solo lei, così impettita e chic poteva preparare.

Quelle visite brevi, fatte di sorrisi e pettegolezzi sussurrati tra gli adulti, finivano per me in punta di piedi, con il fiato trattenuto quando, con la scusa del bagno abbassavo la maniglia della camera padronale per sbirciare la sua magnifica toeletta immacolata tutta pizzi e ruches, con il portacipria intarsiato e le spazzole d’argento.

Rientravo nel salottino con aria innocente e incurante giusto in tempo per ficcarmi in bocca un ultimo ritz e salutare la zia con un piccolo inchino da brava e obbediente bambina.

 

Cara zia, ti rubo un paio di manciate di mandorle, mi cimento negli amaretti…

 

INGREDIENTI

Per 50 biscottini medi 

350 gr zucchero semolato

4 albumi

250 gr farina mandorle pelate

100 gr zucchero a velo

2 cucchiaio liquore di amaretto

1 pizzico sale

Montare a neve ferma gli albumi con il pizzico di sale, aggiungere lo zucchero semolato e continuare a montare per qualche minuto.

Versare delicatamente la farina di mandorle con una spatola e il liquore all’amaretto.

Formare delle palline e rotolarle nello zucchero a velo.

In forno caldo a 180° per 15 minuti circa.

p.s. a piacere, per gusti diversi, aggiungete anche delle scorzette di arancio candite o del cacao amaro in polvere, buonissimi anche così..

p.s. i salatini della zia, altro non erano che biscottini ritz imburrati con burro generoso e decorati da una mandorlina tostata. E posso dire che pure ora, riassaggiandoli, continuano a piacermi??

Print Friendly

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *