Strudel alle mele (detta putizza) delle sorelle Ceron

Care zie,

ho trovato la ricetta del vostro strudel alle mele (da voi chiamata anche putizza) che sfornavate nel forno tanto amato in due varianti, nel vecchio e consumato quaderno della mamma ed ho deciso di pubblicarla.

Per farvi dispetto un po’, questo è certo.

Perché tutti i segreti, i bisbigli, i vostri te l’avevo detto, gli ammiccamenti di superiorità ogni volta che ne addentavo un pezzetto e con la bocca aperta e un po’ sporca, vi chiedevo “me la raccontate??” finiti malamente sempre nel vuoto, vengono ora almeno ripagati e in parte soddisfatti.

Devo dire che ho fatto fatica ad interpretarle queste due pagine fitte fitte, perché tra pizzichi, manciate e piùomenoquasi trascritti e pure un po’ scoloriti, anche un esperto pasticciere al mio posto si sarebbe messo le mani nei capelli ed avrebbe cominciato ad annaspare disperato con il mattarello in mano.

Comunque per farla breve senza specificare le contorte e non sempre comiche diatribe della nostra famiglia, non ho rimpianti nell’essere affondata nel vero senso della parola con le mani in pasta in questo esperimento.

Perché quasi ci siamo.

Il quasi ve lo lascio per buona educazione, ma il profumo di lievito che mi è rimasto nelle mani, penetrato prepotentemente in questa cucina mi ha riportato alla memoria l’odore che avevate addosso e che respiravo quando vi baciavo, lo stesso che portavate sui vestiti e che aleggiava nello stretto e buio corridoio che mi conduceva bambina al laboratorio fin davanti la grande bocca spalancata e arroventata del forno.

E’ bastata l’alchimia di questa miscela per rivedermi con i vestitini a punto smok sempre in ordine, i calzettoni bianchi traforati, le scarpe correttive blu (quanto le ho odiate!!!) ed un panino a forma di colombina fragrante in mano che la zia Caterina preparava apposta solo per me.

Perciò care zie, tramando in forma tecnologica la ricetta della vostra bisnonna, chissà che un giorno una farfalla svolazzante dai capelli lunghi non decida di replicarla  e voi ne siate fiere almeno un po’!

 

Abbracci dalla vostra nipote che ha capito troppo tardi cosa fare nella vita (un po’ anche per colpa vostra).

 

 

INGREDIENTI

Per il lievitino

80 gr farina 0 (o di manitoba)

10 gr lievito birra secco ( 25 gr lievito birra fresco)

50 gr latte tiepido

1 cucchiaino zucchero

Per il secondo impasto

125 burro fuso tiepido

2 uova a temperatura ambiente

1 tuorlo

100 gr zucchero

1 pizzico sale

1 cucchiaio miele millefiori

350 gr farina 0 (o manitoba)

Vaniglia in polvere

Per il ripieno

4 mele a dadini piccini ( anche se la ricetta originale le vuole a fettine)

40 gr uvetta ammollate in due dita di rum o cointreau

5 cucchiai zucchero

50 gr pane grattugiato

50 gr burro fuso

Per la decorazione

1 tuorlo sbattuto

1 cucchiaio zucchero

 

Sciogliere bene il lievito nel latte tiepido con lo zucchero (deve schiumare). Versare a fontana la farina setacciata fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo che lasceremo lievitare per almeno due ore in una terrina coperta con della pellicola in un luogo caldo e asciutto (io l’ho lasciata un’intera nottata).

Riprendere l’impasto, aggiungere il resto della farina setacciata, il burro morbidissimo, le uova sbattute, il pizzico di sale, lo zucchero, la vaniglia e far riposare l’impasto ottenuto ancora per un paio d’ore coperto (mi raccomando gli ingredienti mai freddi).

Tagliare intanto le mele sbucciate a dadini (la ricetta originale le prevede a fettine sottili, ma capita che gli angoli possano bucare la pasta) e mescolarle con un paio di cucchiai di zucchero ed una spruzzata di limone.

Stendere l’impasto in un rettangolo, versare il pane grattugiato mescolato con il burro fuso, le mele a pezzettini, un pizzico di cannella se piace  e chiudere a rotolo. Arrotolarlo dando la forma di una chiocciola e la porla in una tortiera a cerniera o in uno stampo di carta.

Spalmarla di tuorlo sbattuto, una spolverata di zucchero e ancora a lievitare coperta al caldo fino al raddoppio.

Infornare a 180° nel ripiano centrale per 15 minuti. Coprire con un foglio di alluminio nel caso dovesse scurirsi troppo e procedere la cottura per altri 45 minuti.

 

 

 

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